Prologo “C’è sempre un Tesoro”

Dal diario di bordo:

“C’è sempre un tesoro” capitolo 1

Non è stato un lungo viaggio quello per scoprire Escondida.

Oltre le rotte conosciute, a sud verso le semi inesplorate isole di Kanuba abbiamo trovato un’isola di chiara origine vulcanica dalla curiosa forma a mezzaluna, merito dell’esplosione del vulcano dice Knaeru, con una splendida baia interna e una rigogliosa giungla a riempire l’entroterra.

Difficile non innamorarsi di un’isola così fatta.

La ripida scogliera che la custodisce tiene al sicuro dalle tempeste un vero gioiello verde, non è difficile immaginare perché uomini di altri tempi abbiano lottato per averla e bruciato le mappe che ne parlavano.

Sotto il pelo dell’acqua si nasconde la trappola di Escondida, un intricato labirinto di scogli taglienti come lame impossibile da percorrere se non si ha a disposizione una mappa dettagliata, un dedalo infernale abitato da quelle creature marine tanto temute e tanto famose col nome di Sirene mangiatrici di uomini; mostri dall’aspetto umano famelici e aggressivi che nulla hanno da condividere con le soavi creature della mitologia.

D’altronde noi possediamo una mappa dettagliata ed una nave capace di percorrere il labirinto di fuoco se volessimo.

Ma non eravamo soli.

L’equipaggio del famigerato “uomo di seta” nominato da messere Paolo, il rigattiere che ci vendette la mappa, veniva seviziato sulla spiaggia dal nostromo della sua nave, un certo Bob. Non fu difficile sconfiggerli una volta presi di sorpresa, ma il nostromo volle metterci in guardia su quello che avremmo avuto contro quando il suo padrone fosse tornato dalla sua ricerca nel cuore dell’isola e il suo alleato fosse arrivato dal mare.

Perché dargli un vantaggio lasciandoli venire dalla boscaglia?

Escondida è davvero il paradiso che sembra, ma Cyanuro, col suo istinto per i guai e per l’avanscoperta, affermava di non essere sicuro sulla natura degli uomini più fidati dell’uomo di seta, avevano, secondo lui, uno strano odore di carne marcia.

Gli enormi negri che affrontammo avevano in effetti ben poco di umano sia per aspetto che per resistenza dando non pochi problemi ai miei e addirittura ad Inga che si fece quasi strangolare da uno di quei bestioni muti.

Per non parlare di quello scavezzacollo di Ortica che si gettò sull’uomo di seta appena lo vide comparire in mezzo alla mischia.

Non morti; non so quale stregoneria usasse l’uomo di seta ma erano non morti quelli che si scagliarono su Ortica per difendere il loro padrone lasciandolo a terra sanguinante alla mercé del loro capitano. L’uomo di seta non sembra avere molto di umano, tra le altre cose la risata, e prendere a calci Ortica è un mio diritto, non certo un suo, per non parlare di quella frusta di catene e lame con il quale quasi lo uccise.

Ma tre pallottole nella schiena mandarono a terra quel pagliaccio vestito di bianco; ho già detto che si trattava di un Kataiyano? Difficili da incontrare da questa parte del mondo, sopratutto perché il Katay diviso dal resto del mondo da un imponente, e magico, muro di fiamme che solo navigatori leggendari sanno superare.

Ora potevamo finalmente vedere cosa nascondesse il cuore di Escondida.

Una baracca abbandonata, questo sembrava, ma molte cose non sono quello che sembrano, questo era uno di quei casi perché all’interno trovai un tesoro degno di questo nome.

Il rifugio segreto di Sant Justiche Rogers, patrono della pirateria, primo Re pirata e quella appuntata su di una parete era la sua bandiera, il primo Jolly Roger.

Sono orgoglioso di averla in cabina mentre scrivo; è troppo fragile per poter essere esposta al vento ma non importa, verrà conservata come il tesoro che è.

Ma attendevamo visite dal mare.

E c’è un uomo che ho sempre desiderato rincontrare in questi anni da capitano dell’Avventuriera, l’uomo che mi a portato via l’occhio destro; la bestia nominata Mezzadaga, il criminale che portò vià la mia prima nave e il mio primo equipaggio, i miei amici, la mia famiglia.

La dea della Vendetta deve aver ascoltato le mie preghiere, perché è stata la sua orribile nave, la Vento velenoso ad arrivare nella baia questa notte.

Ma Mezzadaga aveva in serbo una sorpresa per me, oltre a ricordarsi dell’uomo cui portò via tutto portava con sé un ricordo, qualcosa che era mio, il mio occhio e un enorme buco nel petto che avrebbe dovuto ucciderlo quando venne sparato anni prima. I non morti dell’uomo di seta non si limitavano al suo equipaggio dunque; l’intera nave di Mezzadaga ne era ricolma e lui stesso respirava solo per stregoneria.

Gettarono i miei uomini che avevano assalito la sua nave in acqua in pasto alle sirene venendo salvati dalla prontezza di Inga e dalla sua capacità di trasformarsi, fra le altre cose, in un’ orca bianca che li portò in salvo quasi tutti; quasi.

Ho perso due volte degli uomini per colpa di Mezzadaga, non lascerò che se ne vada impunito a recuperare il tesoro di Escondida; la sciabola del comando. La sciabola che apparteneva a Sant Rogers e che lui doveva aver affidato al mare prima di morire; quello è il tesoro di Escondida, una sciabola incantata capace di governare i flutti e i venti che non doveva assolutamente cadere in mano ad un criminale come Mezzadaga.

Sul mio onore giuro che non l’avrà.

 

Capitan Gord DiFalcovia